In seguito alla morte del piccolo Domenico Caliendo, è intervenuta sua madre in un’intervista rilasciata di recente.
A pochi giorni di distanza dall’inizio dell’ispezione del Monaldi, a proposito della morte del piccolo Domenico è intervenuta sua madre. L’intervista da lei rilasciata, condotta da Libero, le ha permesso di gridare ancora più forte il suo desiderio di giustizia.
Ma soprattutto, le ha permesso di esprimere il suo punto di vista riguardo la presenza di più colpevoli. Inoltre, la madre del bambino deceduto ha spiegato quella che, a detta sua, è stata la mancanza principale in una situazione così drammatica.

Morte del piccolo Domenico: parla la madre
La madre del bambino defunto, ha aperto l’intervista facendo una rapida ricostruzione dell’accaduto: “È un mese che Domenico è morto. Non mi capacito di quello che è successo. Sembra quasi un film dell’orrore e ogni giorno c’è una novità, sempre brutta. Non mi sarei mai aspettata tutto questo. Non dico quello che provo, perché è un mix di emozioni: rabbia, dolore, tristezza, delusione. Però, io invece di stare a casa a piangere, sono ancora qua in piedi e vado dappertutto, solo perché voglio giustizia per mio figlio, non voglio che si dimentichi la sua storia, quello che è successo a lui, perché spero e cercherò di fare in modo che non capiti più a nessun altro bambino. Speriamo“.
La madre Patrizia, ha inoltre rivelato come non le sia stata comunicata la causa della mancata partenza del cuore: “Magari ad avermelo detto, magari Domenico si sarebbe salvato. Magari avrei fatto tutto questo casino, tra virgolette, che ho fatto fino ad adesso. L’avrei fatto prima. Magari sarebbe arrivato un altro cuore, tante di quelle cose. Vabbè, non mi viene detto assolutamente niente, mai mi viene detto qualcosa. E da lì, ogni giorno, faccio solo due domande. “Il cuore è ripartito?” “No”. “È arrivato un cuore nuovo?” “No”. E mi avvisano che comunque quella macchina (della circolazione extracorporea, ndr) avrebbe portato problemi agli organi a lungo andare. Però questa fase sarebbe durata al massimo 20 giorni e quindi dovevamo sperare che prima di quei 20 giorni arrivasse un cuore. Invece mio figlio lotta per 60 giorni“.
Come sono andate le cose secondo la madre
Secondo la madre del piccolo Domenico, le cose sono andate così: “Non punto il dito contro nessuno, ma quello che posso dire con certezza è che non è uno solo il responsabile della morte di mio figlio, sono tanti. Quando il cuore è stato espiantato dal donatore, ed è stato preso in carico fino all’arrivo a Napoli, c’è stata una catena di cose che sono successe, fino al tentativo poi di trapiantarlo a Domenico“.
Poi, su dove risieda realmente la verità: “La verità è che loro hanno sbagliato e devono pagare. E poi soprattutto sa cosa vorrei? Che loro si mettessero la mano sulla coscienza. Non voglio le scuse, perché non c’è bisogno delle scuse in questi casi. Io non me ne faccio niente delle scuse. Ma si mettessero la mano sulla coscienza e ammettessero che loro hanno sbagliato, si prendessero le proprie responsabilità“.